Giordania – Dalle torri del Wadi Rum a Petra, “la città rosa”

Definito “immenso, echeggiante, divino” dallo scrittore T.E. Lawrence, il Wadi Rum è il più grande deserto della Giordania. Tra dune, lingue di terra bruciata e distese di sabbia si trovano le sorgenti di Lawrence d’Arabia e la montagna delle sette colonne della saggezza.

Ogni deserto, qualsiasi deserto, è di per sé spettacolare. Il Wadi Rum è il più maestoso e vasto della Giordania, anche se non l’unico, famoso per le narrazioni di T.E. Lawrence. Offre l’immagine classica del deserto, fatta di distese di sabbia rossastra con jebal d’arenaria che s’innalzano improvvise dal fondo valle. Ma offre anche attrazioni suggestive come Jebel Khazali, le sorgenti di Lawrence d’Arabia e la montagna delle sette colonne della saggezza. In questo ambiente sconfinato si trovano anche canyon e montagne altissime con vette di puro granito fino a1750 metri, scalate impegnative per i più avventurosi e alpinisti esperti.

Qui si trova la seconda montagna più alta della Giordania, Jebel Umm Adami. Non è difficile incontrare all’orizzonte del panorama desertico, beduini giordani con le loro basse tende nere e cammelli, anche se la maggior parte si è trasferita nelle città. Le opzioni per l’esplorazione del Wadi Rum includono veicoli a quattro ruote motrici e carovane di cammelli. I “veri consacrati”, naturalmente, assicurano che per scoprire l’immensa anima del Wadi Rum è necessario percorrerlo a piedi, dormendo in tenda: una soluzione per i più avventurosi, ma il cielo stellato d’oriente è per tutti. I naturalisti faranno bene ad accedervi in primavera, quando le piogge rendono le colline verdeggianti, facendo nascere oltre 2000 specie di fiori esotici. Il Wadi Rum fa parte dell’immenso patrimonio naturale di cui la Giordania dispone e che comprende cinque Riserve Naturali (Dana, Shaumari, Mujib, Zubia e Azqar).

Petra (roccia in greco) è un sito archeologico posto a 250 km a Sud di Amman, la capitale della Giordania, in un bacino tra le montagne ad Est del Wadi Araba, la grande valle che parte dal Mar Morto fino al Golfo di Aqaba. Ancora oggi l’unico modo di giungere a Petra è a piedi o a cavallo. L’ingresso più caratteristico è quello da Est, attraverso una lunga insenatura tra alte montagne, chiamato Sik (o Siq). Alla fine di questo lungo corridoio si intravede la più bella delle elaborate rovine di Petra, il Khasneh al Faroun o il Tesoro del Faraone, che non è stato costruito ma è stato scavato interamente nella roccia.

Il 6 dicembre 1985 Petra è stata riconosciuta come Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO ed è stata proposta come una delle sette meraviglie moderne.

E Lawrence d’Arabia scrisse…

“Petra è il più bel luogo della terra. Non per le sue rovine […], ma per i colori delle sue rocce, tutte rosse e nere con strisce verdi e azzurre, quasi dei piccoli corrugamenti, […] e per le forme delle sue pietre e guglie, e per la sua fantastica gola, in cui scorre l’acqua sorgiva e che […] è larga appena quanto basta per far passare un cammello […]. Ne ho letto una serie infinita di descrizioni, ma queste non riescono assolutamente a darne un’idea […] e sono sicuro che nemmeno io sono capace di farlo. Quindi tu non saprai mai che cosa sia Petra in realtà, a meno che non ci venga di persona”. Queste parole di Thomas Edward Lawrence, meglio noto come Lawrence d’Arabia, rimarcano l’effetto sconvolgente che il “capolavoro totale” di Petra esercita sul visitatore, e chiunque ci sia stato non potrà che confermarle.

La fortezza di Kerak Detta anche Crac el Moab, venne eretta dai crociati, su di una collina biblica,  e descritta da Lawrence D’Arabia nel suo Crusader castles. La sua importanza è sempre stata legata alla sua posizione strategica, all’imbocco dello Wadi Kerak, al cui occidente si trova la Palestina. Non molto rimane dell’antica costruzione Crociata , in quanto la fortezza è stata utilizzata e rimodellata diverse volte.L’impressionante facciata del castello, fortificata da quattro torri a base quadrata, poggia su una specie di contrafforte di pietra.

Il Mar Morto (letteralmente mare del sale) è – propriamente – un lago situato tra Israele (e il territorio della Cisgiordania) e la Giordania. Il mar Morto si trova nella depressione più bassa della Terra all’elevazione di398 metri sotto il livello del mare. Lungo76 km e largo16 ha una superficie di 1.000 kmq. L’acqua è troppo salata e per questo non ci sono pesci, né alghe. Da qui il nome mar Morto.

È un lago terminale che per migliaia di anni ha raccolto le acque del fiume Giordano, del fiume Arnon e di altri corsi d’acqua di minore importanza.

Ha una salinità media di 365 grammi per Lt di acqua (contro una media di 35 g/Lt di acqua degli oceani). Grazie all’elevata salinità, che raggiunge la saturazione nella parte sud, meno profonda e quindi più esposta all’evaporazione solare, le acque del Mar Morto vengono usate per la produzione di cloruro di potassio sia da società Israeliane che Giordane. Poiché le acque sono anche ricche di bromo e magnesio, anche questi elementi vengono estratti. L’estrazione viene fatta partendo dalle saline che si vedono nella foto all’estremità sud. Le acque del Mar Morto sono conosciute fin dai tempi dei Romani per le loro qualità curative.

Madaba la “città dei mosaici” si trova sulla strada dei re a circa 35 chilometria sud-est di Amman ad un’altezza di730 metri sul livello del mare.Per la prima volta si parla di Medeba nei Mumeri, il quarto libro del vecchio testamento ma, il ritrovamento di un reperto dell’età del ferro, porta la datazione dei primi insediamenti a Madaba molto tempo prima. Il periodo di maggior splendore di Madaba fu sotto i bizantini i quali eressero numerosi uffici amministrativi e 15 chiese con splendidi mosaici. Ma nei secoli VII e VIII a causa di saccheggi e terremoti la città si spopolò.

Solo nel 1880 un migliaio di famiglie provenienti da Karak la ripopolarono anche se utilizzarono i resti degli antichi monumenti come materia prima per costruire le proprie abitazioni. All’interno della chiesa greco-ortodossa di S.Giorgio si può vedere il mosaico più famoso di Madaba che rappresenta la pianta delle palestina. Originariamente questo mosaico ricopriva il pavimento di una chiesa bizantina del VI secolo sopra della quale è stata costruita, nel 1896, la chiesa greco-ortodossa attuale. Una serie di sepolture e alcuni incendi hanno irrimediabilmente danneggiato questo stupendo mosaico che in origine contava più di 2,3 milioni di tessere. Ulteriori danni sono stati causati, in tempi moderni, dalla costruzione dell’attuale chiesa e dall’errata abitudine di utilizzare l’acqua per la pulizia del pavimento. Grazie ad un accurato intervento di restauro sono stati evitati altri danni al mosaico

1 risposta a “Giordania – Dalle torri del Wadi Rum a Petra, “la città rosa””

  1. Ho visitato (e amato) Petra. A tal punto da aver scritto già diverse “note di viaggio” personali. Complimenti per l’articolo e per le immagini a corredo.

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