Five Books to Travel… Even from Your Couch

Ho sempre amato leggere libri quasi quanto viaggiare. Forse anche di più. Con i libri puoi partire in ogni momento.

Un viaggiatore che si rispetti non parte mai senza il suo libro. E prima di partire ne ha letti molti per preparare il suo viaggio. E molti ne leggerà al suo ritorno.

Il viaggio ha un inizio ma potrebbe non finire mai. Continua anche al nostro ritorno. Si svuota e si rimette a posto lo zaino, si ordinano le foto, si sistemano i pezzi che abbiamo riportato dal nostro viaggio. E poi tocca ai libri. Si corre in libreria a comprare quel libro che ci mancava prima della partenza, ma che soltanto al rientro sappiamo essere fondamentale per completare le tessere del mosaico.

Alcuni libri sono per me un must, una sorta di Bibbia del viaggiatore. Forse potrebbero diventare anche per voi una lettura da tenere sempre a portata di mano.

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In questo libro Reinhold Messner racconta, una per una, tutte le sue imprese. Anno dopo anno, rivivono in queste pagine gli straordinari exploit di un alpinista che ha cambiato il modo di avvicinarsi alla montagna: muovendosi sempre con estrema agilità organizzativa e con una velocità fino a quel momento impensabile, riducendo al minimo i supporti tecnologici e rispettando al massimo l’ambiente. Mentre ci parla delle montagne della sua vita. Messner ci rende partecipi delle sue riflessioni, spesso maturate in condizioni estreme, e affronta una vastissima gamma di temi, I. incontenibile bisogno di libertà, e la continua necessità di mettersi alla prova, di verificare i propri limiti fisici e psichici, Il pericolo e la paura. Il mistero e l’imprevedibilità della natura. Il peso delle responsabilità, l’intesa con i compagni di cordata, l’amicizia e i litigi. La liberià di andare dove voglio non è solo il racconto in prima persona delle ascensioni “impossibili di Messner: è soprattutto la testimonianza di un uomo che non ha mai vissuto queste imprese come un fine, ma come tappe del suo cammino di conoscenza

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Queste pagine, tra le più avvincenti che si possano leggere di letteratura alpinistica, grazie anche alla bella traduzione, si aprono con una dedica a Simon Yates, “per un debito che non potrò mai saldare”. Yates era il compagno di Simpson in una avventurosa scalata sulla parete Ovest della Siula Grande, una vetta a 6.536 metri nelle Ande peruviane, estate 1985. Colti, sulla cima, da una violenta bufera, i due scendono in condizioni difficilissime; Simpson si frattura una gamba e Yates cerca di calarlo, per seracchi di ghiaccio, con laboriose manovre di corda, complicate dal gelo e dall’oscurità, finché decide di tagliare la corda, in senso letterale, lasciando cadere l’amico in un crepaccio e tornando a valle con la convinzione, e il rimorso, che sia morto. Questo è il debito che Simpson ha con Yates: grazie al suo gesto disperato, aver incontrato la morte e averla sfidata e sconfitta. Siamo negli anni dell’alpinismo moderno, ma il racconto fa rivivere tempi epici. In particolare mi ha ricordato un eccezionale libriccino di Reinhold Messner, “Il limite della vita”, pubblicato da Zanichelli una decina di anni fa, in cui si ricostruiscono, sulla base di uno studio di inizio secolo, straordinari episodi di sopravvivenza in montagna e si analizzano le reazioni e la psicologia dei sopravvissuti. Quelle esperienze, in cui si mescolano tenacia, fatalismo, allucinazioni, istinti, la confidenza con la morte e un sentimento nietzscheano – o meglio lammeriano – della forza che possiamo trovare dentro noi stessi, si rispecchiano nella terza parte del romanzo: il lungo racconto della risalita dal crepaccio di Joe Simpson e dell’odissea sul ghiacciaio, per scendere fino a valle, sempre strisciando per terra, poiché la gamba rotta non lo sorregge.
Come scrive, in una brevissima introduzione, Chris Bonington, il più grande alpinista inglese, non si riesce a interrompere la lettura di quest’ultima parte, per l’immediatezza della narrazione; Simpson non è uno scrittore di professione, ma potrebbe essere uno di quei personaggi conradiani che, seduti al tavolo di una locanda, raccontano una loro storia, esotica e torbida. La storia di Simpson è anch’essa torbida perché vi s’intrecciano i reciproci sensi di colpa prodotti dal taglio della corda, decreto di morte che Joe ha subìto ma ha anche provocato, con la sua infermità, e che il ritorno, da sopravvissuto, sottrae all’atmosfera della tragicità alpinistica.

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Molti dei maggiori alpinisti del mondo o le loro vedove parlano con l’autrice del costo dell’avventura estrema: Jim Wickwire, Conrad Anker, Lynn Hill, Joe Simpson, Anatolij Bukreev e molti altri. Sia che si consideri questa attività “malata”, sia che la si veda come una forma di elevazione, il persistere dello spirito umano nelle avversità non può che suscitare ammirazione. Che cosa spinge a tentare di costruire una relazione duratura con un alpinista impegnato? L’autrice risponde a questa domanda con la voce di coloro che hanno condiviso con lei esperienze e sentimenti, adottando il punto di vista dei familiari e degli amici rimasti a casa, per tentare di spiegare come sia possibile conciliare il rischio e la vita fatta di responsabilità e legami.

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Walter Bonatti negli anni è riuscito a conquistarsi un privilegio raro: la possibilità di vivere due vite. Dopo la stagione di scalate che lo hanno reso uno dei protagonisti della storia dell’alpinismo, ha infatti deciso di modificare i suoi orizzonti e mettersi in cammino alla volta delle regioni più lontane e affascinanti del pianeta. Da queste straordinarie esperienze, spesso solitarie, è nato un libro di ricordi nel quale i paesaggi sconfinati diventano lo sfondo di un percorso interiore alla ricerca di sé e dell’ancestrale armonia con il pianeta Terra. Sul filo della memoria si delinea così una traiettoria esistenziale in cui la passione per l’esplorazione ha dovuto fare i conti con la scoperta dei propri limiti di fronte a una natura primordiale. Il racconto di viaggio diviene quindi biografia, restituendoci la storia di un uomo che è stato in grado di realizzare il proprio sogno di libertà, rendendoci partecipi dello stupore di fronte a quello che appare ormai come un mondo perduto.

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Viaggiare è sempre stato per Tiziano Terzani un modo di vivere e così, quando gli viene annunciato che la sua vita è ora in pericolo, mettersi in viaggio alla ricerca di una soluzione è la sua risposta istintiva. Solo che questo è un viaggio diverso da tutti gli altri, e anche il più difficile perché ogni passo, ogni scelta – a volte fra ragione e follia, fra scienza e magia – ha a che fare con la sua sopravvivenza. Alla fine il viaggio esterno alla ricerca di una cura si trasforma in un viaggio interiore, il viaggio di ritorno alle radici divine dell’uomo. Un libro sull’America, un libro sull’India, un libro sulla medicina classica e quella alternativa, un libro sulla ricerca della propria identità.

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Questo elenco è destinato a continuare, inesorabilmente.
Tanti libri affollano i miei scaffali e quando ho dato il titolo a questa sezione pensavo di poter essere non esaustivo ma quanto meno dare un contributo.
Mi sbagliavo.
Il titolo cambierà presto e diventerà “Six books to travel… ” e poi “Seven Books…” e ancora “Eight… Nine… Ten… … … … …”





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