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Festival Sahara (37 di 47)

Un viaggio fotografico nel deserto marocchino per un festival senza precedenti che si ripete da 12 anni. IMPERDIBILE… Per info sui costi e dettagli sul programma vai al link: http://www.viaggiofotografico.it/12365/marocco-festival-nomadi/

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Il sogno di Noureddine Bougrab, fondatore dell’Association Nomades, è di riempire le notti stellate di Zagora, in Marocco, con l’eco degli strumenti musicali delle tribù provenienti da tutto il mondo: dalle steppe asiatiche alle isole indonesiane, dalla tundra confinante con il Circolo Polare ai deserti africani e persino dalle praterie del continente americano. Sembra di veder fluire le carovane – cavalli, renne, pecore e caprette, cammelli battriani e dromedari – verso in un immenso accampamento che, attraverso l’architettura delle tende, racconta il mondo dei popoli girovaghi. Tutti al Festival Internazionale dei Nomadi, a M’hamid Ej Ghizlane, (la piana delle gazzelle) frontiera estrema sul deserto marocchino, per festeggiare l’arrivo della primavera che ricopre il deserto di una tenera peluria verde e sui cespugli fa sbocciare fiori di acacie e tamerici.

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Il festival dei nomadi

La realtà è meno affollata del sogno anche se ormai da dieci anni il festival (www.nomadsfestival.org) accoglie artisti della musica, della danza e della poesia e un discreto pubblico di curiosi a caccia di folclore. Ma questo non è soltanto un progetto artistico. La musica fa da colonna sonora alle iniziative organizzate per prendere al laccio una cultura ormai incamminata sulla via del tramonto. Oltre i riflettori del palcoscenico da cui echeggia anche l’urlo delle chitarre elettriche e dei sintetizzatori, le corse dei dromedari e le partite di hockey su sabbia, si apre il sipario sugli scenari che per secoli hanno fatto da sottofondo culturale all’instancabile via vai delle carovane e dei pastori erranti: seminari sulla vita nomade, laboratori di artigianato, lettura delle stelle, immancabili laboratori del gusto e cerimonie del tè.

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Altri nomadi

Tra l’altro, il turista non è affatto estraneo al nomadismo: il Marocco è meta di decine di camper provenienti soprattutto dal nord Europa. Son quasi tutti pensionati: arrivano a novembre e fino ad aprile perlustrano il territorio raggiungendo questo avamposto sull’infinita distesa di sabbia, dove trovano campeggi attrezzati e quiete. Il limite di questi nomadi motorizzati è di essere comunque legati all’asfalto.

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L’itinerario del turismo nomade a fianco dei berberi, invece, conduce molto più a Sud, verso le dune dell’erg Chegaga a bordo di fuoristrada dotati di satellitare, aria condizionata e musica, fino agli accampamenti fissi di tende fornite di doccia e wc. Non sono pochi però i viaggiatori che preferiscono partire a piedi in carovana, accompagnati dalle guide per accamparsi sotto le stelle. Scomodo, ma è un modo più autentico di avvicinarsi al deserto e misurare le distanze con la natura: ci si addentra nei suoi aspetti apparentemente più feroci come l’ostinata fierezza di un oceano di sabbia che avanza inesorabilmente con le sue dune ondulate, ma si imparano le sue peculiarità e ci si confronta con le infinite risorse di cui dispone.

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Datteri e zafferano

Il nucleo centrale è l’oasi che sboccia sui corsi d’acqua – in questo caso il fiume Draa -, incrocio dei commerci fra Africa ed Europa, sede di produzione di prodotti agricoli e artigianali, rifugio e banca del popolo del deserto. E’ indescrivibile la sensazione di rinascita che si prova dopo aver attraversato chilometri di sabbia, penetrare la frescura delle oasi dove, grazie alla presenza dell’acqua (sapientemente conservata e convogliata in una rete di canali, ma talvolta anche trascurata), da secoli si pratica l’agricoltura: a seconda delle condizioni climatiche, palme da dattero (ottima risorsa anche per l’esportazione), ortaggi, cereali, ulivi. E, sulle pendici dell’Atlante, le distese lilla di fiori di zafferano ci avvertono che questa è anche una terra di profumi, l’accattivante aroma della rosa o il pungente afrore del cumino che rende inconfondibile il sapore della tajina, il piatto tradizionale di carne accompagnata da verdure e cous cous. Sono specialità presentate alla fiera nomade di M’hamid Ej Ghizlane, vetrina dei produttori locali molti dei quali si sono organizzati in cooperative per lavorare e vendere formaggi, miele, cous cous, erbe aromatiche.

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Interessanti i progetti che coinvolgono le donne berbere come la cooperativa Sidi Wagag che propone olio di argan e cereali o la cooperativa Iznaguen specializzata in tappeti. In questo caso, le donne, che lavorano a casa, ricevono telai, lana e erbe da cui ricavare le tinte. La cooperativa si occuperà della vendita del loro tappeto escludendo gli intermediari che prima lasciavano nelle mani delle tessitrici pochi spiccioli. Associandosi, le donne guadagnano di più e si garantiscono un piccolo reddito personale destinato prevalentemente ai figli.

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Fortezze di argilla

Percorrendo la valle del Draa è irresistibile visitare, oltre che la necropoli preistorica di Foum Larjam con le sue pitture e incisioni rupestri, le cittadelle arroccate sulla collina fatte di argilla cruda e paglia. Alcune di queste sono vere e proprie fortezze erette per respingere oltre che le tempeste di vento e sabbia, l’assalto dei predoni e sono costruite anche con tecniche particolari per la climatizzazione degli ambienti. Purtroppo hanno una debolezza: si sciolgono sotto la spietata carezza del tempo. Scompaiono lentamente negli anni come castelli di sabbia. Per secoli hanno accolto le famiglie berbere impegnate in commerci e attività agricole e in alcuni di essi erano predisposti quartieri destinati a conservare, come una cassaforte, i beni dei nomadi. Ricordano la struttura delle nostre comunità medievali. Il nucleo principale è la kasbah, protetta da mura e torri merlate, abitata dal «signore», protettore e talvolta padrone della comunità che vive nello csour un labirinto di stanze e terrazze, di stalle e sale da tè addossate le une sulle altre con una logica ineccepibile. Sono stati avviati progetti per il restauro e la conservazione di queste architetture di argilla rossa.

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La kasbah Caid Ali di Agdz, monumento storico del patrimonio marocchino, è in fase di ristrutturazione nel rispetto delle tecniche originali e con l’ausilio di esperti: sovrasta un’oasi di palme da dattero che ombreggiano un campeggio e dispone di camere da affittare. Fra le altre, è inevitabile arrampicarsi alla kasbah di Ait Ben Haddou, patrimonio Unesco per la sua maestosità e la visione che offre per chilometri sul fiume Ouarzazate, che ha fatto da scenario a tanti film, da Lawrence d’Arabia al Gladiatore. Non è difficile venire invitati dai uno dei rari abitanti dello csour (quasi tutti si sono trasferiti in case più confortevoli poco distanti) che, fiero di aver recitato come comparsa a fianco di Russel Crowe, vi permette di indossare la sua corazza da centurione per una fotografia.

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Rendez-vous per tutti gli amanti del nomadismo e del deserto, questo è il Festival Internazionale dei Nomadi che festeggia i suoi 10 anni di attività, a M’Hamid El Ghizane, il 15/16/17 marzo. Voluto dall’ Associazione Nomadi del Mondo, sostenuto dalla Provincia di Zagora, dall’ADS e dal Ministero della Cultura, questo Festival ha come obbiettivo primario di promuovere a livello internazionale la cultura popolare e tradizionale del deserto, come testimone e espressione viva del patrimonio materiale e immateriale dei Nomadi, eredità ancestrale da salvaguardare e trasmettere ai giovani.

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Avvenimento culturale e festivaliero, questo evento donerà per qualche giorno una ventata di freschezza e di allegria alla città di M’Hamid ; occasione poi per constatare le difficoltà di questo stile di vita, difficoltà legate principalmente alla mancanza di acqua. Denominatore comune a tutte le forme di vita, inegualmente ripartite, rarissima nel deserto e tanto preziosa ai nomadi, l’acqua è una risorsa che bisogna imperativamente proteggere, con urgenza, adottando nuovi stili di vita per preservarla.  Il deserto, con le sue dune che accarezzano lo sguardo, dolce e misterioso, ma anche rude e severo per chi lo abita, lancia messaggi di aiuto.

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In questo Festival, diverse attività evidenzieranno la diversità e la ricchezza di questa cultura secolare oltre al savoir-faire dei nomadi di M’Hamid El Ghizlane e di altre zone del Marocco; corse di dromedari, cottura del pane nella sabbia e lo sport nomade tradizionale, l’hockey. Musica e danze saranno il filo conduttore di queste giornate con diversi artisti che regaleranno momenti unici al Festival ; musicisti, ballerini del Mali, dell’Algeria, della Romania, e ancora dalla Norvegia, Spagna, Messico, Austria, Francia e in primis dal Marocco sono previsti nel programma. Melodie sapienti, sottili e variegate che accompagneranno la vita quotidiana dei nomadi con ritmi ancestrali  che toccheranno corde sensuali e sacre. Questo festival può diventare l’occasione per una partenza verso le 7 Kasbah, il sito di Fou Tidri, una delle più grandi necropoli a ” cumuli” conosciuta in Marocco e nel Maghreb, o ancora per l’escursione nel deserto a dorso di dromedario con notte in bivacco… Il 15/16/17 marzo, il Festival Internazionale dei Nomadi di M’Hamid El Ghizlane festeggerà i suoi 10 anni ; dieci anni nei quali l’Associazione Nomadi del Mondo ha cercato di salvaguardare questa cultura millenaria e farla conoscere al mondo intero.

Una full immersion nel deserto si vive nei giorni del Festival Internazionale dei Nomadi di M’Hamid El Ghizlane, nella Provincia di Zagora, Marocco sud-orientale. La decima edizione della manifestazione si svolge tra il 15 e 17 marzo 2013: una splendida occasione per conoscere la ricchezza della cultura berbera e condividere un mondo di tradizioni, arti e ritmi. Tre giorni in cui si può assistere alle corse dei dromedari, giocare a hockey nomade e preparare il “pane di sabbia” (…….); ma il Festival, oltre al divertimento, offre anche spunti di riflessione. Quest’anno il tema portante è l’Acqua: comune denominatore di ogni forma di vita ed elemento fondamentale di sopravvivenza, tanto più per chi vive il deserto. Il Festival Internazionale dei Nomadi di M’Hamid El Ghizlane è il punto di partenza per visitare la regione meridionale del Marocco e le sue bellezze: le “7 kasbah” e il sito di “ Forum Tidri”, poi esperienze uniche come il trekking a dorso di dromedario e il bivacco nel deserto.

La 12 ° edizione del Nomad Festival si terrà il 13, 14 e il 15 marzo 2015 a M’hamid El Ghizlane Zagora, Marocco.

L’associazione “World Nomads” con questo festival dei nomadi vuole trasmettere tutta la ricchezza di questa cultura e di farla rivivere e condividere.

Il Festival Internazionale dei Nomadi è un festival all’aperto, un festival popolare e delle arti. Si svolge una volta l’anno in M’hamid El Ghizlane, 90 km a sud di Zagora nella valle del Draa (Marocco).

L’Arte si presenta in tutte le sue forme: l’artigianato, pittura, tessitura … poesia, racconti, canti, musiche e danze vengono eseguite da artisti (locali, nazionali e internazionali), che si esibiscono sul palco.

Lo sport viene rappresentato con una dimostrazione di hockey nomade e corse di cammelli, chiamato “ellaz.”

  http://www.youtube.com/watch?v=-hO2iIXxvNc http://www.youtube.com/watch?v=6buS_A3v9oA http://www.youtube.com/watch?v=N2B8wIOIeO8        

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