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« Poi il Gran Lombardo raccontò di sé, veniva da Messina dove si era fatto visitare da uno specialista per una sua speciale malattia dei reni, e tornava a casa, a Leonforte, su nel Val Demone tra Enna e Nicosia, era un padrone di terre con tre belle figlie femmine, così disse, tre belle figlie femmine, e aveva un cavallo sul quale andava per le sue terre, e allora credeva, tanto quel cavallo era alto e fiero, allora credeva di essere un re, ma non gli pareva che tutto fosse lì, credersi un re quando montava a cavallo, e avrebbe voluto acquistare un’altra cognizione, così disse, acquistare un’altra cognizione, e sentirsi diverso, con qualcosa di nuovo nell’anima, avrebbe dato tutto quello che possedeva, e il cavallo anche, le terre, pur di sentirsi più in pace con gli uomini come uno, così disse, come uno che non ha nulla da rimproverarsi. »

(Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia, Milano 1941 )

Leonforte è un luogo antico. Unico. Talmente unico che quando ne parlo nessuno lo conosce. Eppure vi è evidenza di un patrimonio artistico e architettonico di rara bellezza. Ma nessuno lo sa. Neanche quelle facce di bronzo degli amministratori che non fanno nulla per preservare queste bellezze. È come se vivessero da un’altra parte. Ma non fanno nulla neanche gli abitanti. La Chiesa di S. Croce da sola, e le sue colonne tortili che si stanno sgretolando, basterebbe a far scoppiare una rivoluzione.

Con questi pochi scatti, effettuati con uno smartphone durante il periodo estivo, metto in evidenza una parte, ma solo una parte, del patrimonio culturale di Leonforte sperando che, tornandovi, qualcosa sia cambiato.

GRANFONTE

La Granfonte, simbolo del paese, è una delle più straodinarie fontane monumentali in stile barocco. La sua costruzione risale al 1651 su commissione della famiglia Branciforti ed oggi rappresenta il simbolo stesso di Leonforte.
Essa è caratterizzata da una suggestiva sequenza di 22 arcate e 24 cannelle d’acqua, tanto che anche chiamata dagli abitanti del luogo come “ventiquattru cannola”.

Ed i vicoli per arrivare sin qui hanno un fascino particolare. Ma solo per chi sa vedere

Continuando a salire si arriva alla Chiesa di S. Stefano, impreziosita da lesene e bassorilievi.

Si va quindi lungo la via Garibaldi. Tutta in salita, con piccole porte che si affacciano sulla strada e che sembrano tanti occhi che scrutano i passanti.

A questo punto dovrei parlare del Palazzo Branciforti. Costruito nei primi decenni del 1600, il Palazzo fu la dimora del Principe fondatore Nicoló Placido Branciforti e della sua famiglia sino al 1850. Ma ne faccio solo menzione. La fotografia mal si presta a raccontare la situazione di degrado in cui versa questo brillante esempio di architettura del 600.

Ed è così che arriviamo alla Chiesa Madre Dedicata a San Giovanni Battista, fu costruita su committenza del principe fondatore Nicolò Placido Branciforti nel 1611, e venne posta per volontà della principessa Caterina sul luogo dove un tempo sorgeva una preesistente chiesetta dalla quale prese il nome.

Camminando lungo il Corso Umberto I, in quello che è il tratto architettonicamente più significativo, arriviamo a Piazza Margherita dove campeggiava il mezzo busto di marmo di Garibaldi, scultura di Benedetto Civiletti. Il “Garibaldi” leonfortese, di ispirazione romantico-verista, è un’opera di notevole fattura. Ma la piazza è degna di nota, sì per la sua forma ovale, ma per la bellissima scalinata che porta verso la Chiesa di S. Giuseppe.

In parte affacciato sulla piazza Margherita troviamo il Circolo di Compagnia. Chiamato nel periodo della sua fondazione “Casino di Compagnia dei Civili“ed oggi “Circolo di Cultura, dove, coloro che hanno un titolo di studio ed esercitano una professione, vanno esclusivamente per ammazzare il tempo libero giocando a carte e a carambola, e non per discutere di cultura”. Più precisamente,come ci ricorda Pappalardo, i casini erano, secondo lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino, “spazi di pantomima e di chiacchiere ricreative”.

Piazza Carella e Piazza IV Novembre. Le due piazze in passato venivano chiamate “U chianu a scola” (il Piano della scuola) poiché sin dalle origini del paese lo spiazzo costituiva il maneggio del principe N. Placido Branciforti, il posto ove si svolgevano gli esercizi di equitazione e le esercitazioni per domare ed educare alle briglie i puledri dei suoi allevamenti.

Di forma rettangolare è denominata “Piazza Carella” perché antistante all’omonimo palazzo.

Nella piazza 4 novembre il 18 dicembre 1935 i leonfortesi donarono le fedi nuziali e gli oggetti d’oro alla patria. È delimitata da spazi verdi con alte palme e sedili. Al centro, quest’ultima, presenta il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale costruito nel 1932, le cui pareti sono impreziosite da solenni epigrafi e ai lati, in modo simmetrico, vi sono due fontane con sculture ad imitazione classica.

In via Loco di Napoli, una piccola via limitrofa alla Piazza IV novembre, c’è un portoncino piccolo piccolo. È qui che è incominciata questa storia ed è qui che finisce il racconto.

Foto e testi di A. D’Onofrio

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