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Sono serviti diciotto milioni di spesa, per tre quarti a carico dell’Unione europea, per ridare il lustro che il sito simbolo dell’archeologia siciliana aveva perso da troppo tempo. Fino a pochi anni fa le celeberrime scene di caccia apparivano offuscate da una patina grigiastra, qua e là chiazzata da gocce d’acqua e macchie di umidità.
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È un paradosso siciliano ante litteram. Nel 1881 l’ingegnere Luigi Pappalardo cominciò a scavare nella valle del fiume Gela trovando i primi resti di quello che sarebbe diventato il monumento simbolo della Sicilia, la Villa romana del Casale di Piazza Armerina.
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Quei mosaici, portati alla luce nella loro interezza in successive campagne di scavo durate fino agli anni Cinquanta, erano perfettamente conservati grazie a migliaia di tonnellate di fango precipitato dai costoni sovrastanti a causa del disboscamento dissennato praticato da chi aveva abitato quei luoghi.
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Avevano resistito ai Vandali, ai Goti e alla furia devastatrice del re normanno Guglielmo “il Malo”, che nel XII secolo rase al suolo quanto restava della residenza patrizia di Massimiano Erculeo, tetrarca di Diocleziano incaricato di importare le bestie feroci per i giochi di Roma, che in quel luogo era andato a ritirarsi una volta esautorato dall’imperatore.
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Ora la struttura-fornace di protezione degli anni Sessanta è stata rimossa e sostituita con una copertura ventilata in legno, che rende giustizia a un patrimonio decorativo unico in Italia, realizzato tra il III e il IV secolo dopo Cristo da artisti nordafricani di incredibile maestria, gli stessi che portarono in Italia l’arte del mosaico.
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Un vero e proprio polmone capace di far respirare mosaici e affreschi e mantenere il microclima ideale. Come i maestri africani, i cinquanta restauratori hanno lavorato chini sui 120 milioni di tessere, ripulendole una per una della patina di finitura, che si è scoperto essere poi la causa della proliferazione di funghi, incrostazioni e microalghe, combinata con l’effetto serra della copertura.Ora resta il problema dei visitatori, nell’ultimo anno dimezzati rispetto alla media annua di 500 mila presenze a causa del cantiere infinito. E ci sarà anche l’opportunità di visitare la villa anche di sera, una suggestione straordinaria che deva far parte del bagaglio di conoscenze di ogni viaggiatore.

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