I gorilla Rwema e Dukore disattivano una trappola rudimentale.

Pochi giorni dopo che una loro simile era rimasta uccisa dal laccio di un bracconiere, due giovani gorilla di montagna si sono coalizzati per individuare e distruggere le trappole piazzate nella foresta ruandese dove vivono: lo rivelano gli studiosi delKarisoke Research Center della fondazione Dian Fossey, che hanno assistito alla scena, riferendo un comportamento mai osservato prima.”È la prima volta che vediamo dei giovani individui fare una cosa del genere… Non mi risulta nemmeno che sia mai stata segnalata in altre parti del mondo”, dice Veronica Vecellio, coordinatrice del programma gorilla del centro di ricerca, situato nella stessa riserva dove è avvenuto il fatto. “Il centro possiede il più vasto archivio di osservazioni sui gorilla in natura… Mi stupirebbe molto se l’avesse visto anche qualcun altro”, dice Vecellio.I bracconieri piazzano migliaia di queste trappole a laccio, fatte di rami e corda, nel Parco nazionale dei Vulcani in Ruanda, dove vivono i gorilla.

Sono trappole che servono a catturare antilopi e altri animali da mangiare, ma a volte finiscono per imprigionare e ferire gravemente anche i primati. In genere gli adulti sono abbastanza forti da riuscire a liberarsi, ma i gorilla più giovani non sempre sono altrettanto fortunati. Solo qualche settimana prima una piccola gorilla di nome Ngwino era stata ritrovata ferita da uomini del Karisoke: purtroppo era troppo tardi, e la piccola è morta per le ferite riportate. La spalla si era slogata mentre cercava di liberarsi, e la zampa aveva sviluppato una cancrena per il taglio inflitto dal cappio. Secondo Vecellio i cacciatori non sono interessati ai gorilla: anche gli esemplari più giovani che sarebbero facili da trasportare e vendere vengono lasciati lì intrappolati a morire.

Un arsenale naturaleI bracconieri realizzano le trappole legando un cappio a un ramo o a uno stelo di bambù, spiega Vecellio. Con la corda tirano il ramo verso il basso, piegandolo; poi fissano il cappio al suolo con una pietra o un altro pezzo di legno, tenendo il ramo in tensione, e ci spargono sopra della vegetazione per mimetizzare la trappola.Quando un animale sposta la pietra o il pezzo di legno il ramo scatta verso l’alto, stringendo il cappio attorno alla preda, la quale, se è abbastanza leggera, finisce addirittura sospesa per aria. L’impresa di Rwema e DukoreOgni giorno i battitori del Karisoke passano al setaccio la foresta alla ricerca di trappole e distruggendole per proteggere i gorilla di montagna, animali che l’IUCN definisce “ad altissimo rischio di estinzione in natura”.Qualche giorno fa, racconta Vecellio, il battitore John Ndayambaje aveva individuato una trappola molto vicina al clan di gorilla Kuryama; si è avvicinato per disattivarla ma un silverback di nome Vubu gli ha fatto capire che era meglio stare alla larga.A un certo punto due gorilla, Rwema, un maschio, e Dukore, una femmina, entrambi sui quattro anni, si sono messi a correre verso la trappola.Sotto gli occhi di Ndayambaje e di alcuni turisti, Rwema è saltato sul ramo piegato e l’ha spezzato, mentre Dukore liberava il cappio.I due hanno poi individuato nelle vicinanze un’altra trappola, sfuggita anche al battitore, e ci si sono fiondati sopra assieme a un terzo gorilla, un giovane di nome Tetero, distruggendo anche quella.Tattica collaudataLa rapidità con cui è accaduto il tutto ha fatto pensare a Vecellio che non fosse la prima volta che i gorilla superavano in astuzia i bracconieri. “Sembravano molto sicuri del fatto loro”, racconta. “Hanno visto cosa c’era da fare, l’hanno fatto e se ne sono andati”. Vecellio ritiene che i gorilla sapessero che le trappole erano pericolose perché qualche volta i silverback (i maschi di gorilla dominanti, caratterizzati dalla schiena argentea) del gruppo Kuryama erano finiti intrappolati per sbaglio.

“Ecco perché le hanno distrutte”, dice. “Decisamente ingegnoso”. Nonostante questo comportamento non fosse mai stato osservato prima, Vecellio non si dice stupita dell’accaduto. “Ma sono sempre sorpresa e orgogliosa di verificare quanto siano intelligenti queste creature”. Anche il veterinario Mike Cranfield, direttore del Mountain Gorilla Veterinary Project, dice di non essere rimasto particolarmente sorpreso dalla notizia: “Si parla sempre dell’abilità degli scimpanzé nell’usare strumenti, ma quando la situazione lo richiede anche i gorilla non se la cavano niente male”. L’ipotesi di Cranfield è che i gorilla abbiamo imparato a disattivare le trappole osservando i battitori del Karisoke. “Sarebbe grandioso se fossero in tanti a sapere come fare”, scherza il veterinario. Vecellio spiega però che istruire direttamente i gorilla e distruggere le trappole andrebbe contro l’etica del centro di ricerca: “Non possiamo insegnare loro come si fa. Per quanto è possibile, cerchiamo di non interferire con la loro vita. Non vogliamo influenzare il loro comportamento naturale”.

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