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Si viene a Essaouira per la musica e vi si scopre la magia.

Essaouira di Stephan Rengstorf

Che l’effetto di questa magia sia da attribuirsi al misticismo che si respira ascoltando questo genere di musica, nata per condurre a un’estasi mistica? Al forte vento fresco che soffia incessantemente sulla città? O ai gabbiani, pronti ad accompagnare col loro ininterrotto canto ogni concerto?

Essaouira di Philipp De

Alla domanda “Che cos’ha di speciale questo festival?” Loy Ehrlich, uno dei tre direttori artistici, risponde:

“I due protagonisti del Festival sono gli Gnawa e la città di Essaouira. È un festival unico perché non potrebbe essere spostato altrove. Si dice che il vento di Essaouira porti con sé energie creatrici di ogni sorta. È una città incredibile ed è ciò che fa sì che questo evento abbia tanta presa sul pubblico. Essaouira è una porta aperta sull’oceano dalla quale si possono ancora sentire i passi delle carovane che l’hanno attraversata e delle quali gli Gnawa sono a tutt’oggi testimoni”.

Essaouira di Rafael Millan

E allora partiamo proprio da qui. Gli Gnawa ed Essaouira.

Gli Gnawa sono i discendenti degli antichi schiavi provenienti dall’Africa occidentale (Sudan, Mali, Guinea). Integratisi in seguito con la popolazione locale, si sono organizzati in confraternite, creando un culto originale che mischia elementi africani e arabo-berberi.

Gli Gnawa praticano, da secoli ormai, un rito di possessione (derdeba) che si svolge nel corso di un’intera notte (lila), da mezzanotte alle sette del mattino. I musicisti, dopo aver eseguito il loro repertorio profano, iniziano a suonare il repertorio sacro, alla fine del quale, aiutato da una veggente addetta al culto, uno dei danzatori entra in trance, posseduto dallo spirito invocato.

Lo strumento principale dei gruppi gnawa, suonato dal maalem (maestro) della confraternita, è il guembri, una sorta di basso a tre corde. Gli altri strumenti utilizzati sono i crotales, particolari nacchere in metallo suonate sempre in coppia da musicisti che eseguono anche la danza, e il tbel, un tamburo suonato con due bacchette. Il maalem è anche il cantante principale del gruppo, mentre i musicisti realizzano i controcanti ripetendo in coro le frasi del maestro.

Andiamo adesso a Essaouira, l’antica Mogador, città considerata alla fine degli anni Sessanta una delle capitali mondiali del movimento hippy. Tutto era iniziato nel 1969 con l’arrivo del Living Theatre che, essendo considerato troppo sovversivo, le autorità francesi avevano cacciato da Avignone. Il gruppo, alla ricerca di libertà creativa, era approdato a Essaouira dove aveva da subito percepito la presenza di un’atmosfera tollerante e stimolante. Per tre anni la città fu così il laboratorio permanente del Living che, in quel periodo, contava innumerevoli sostenitori in tutto il mondo. Uno dei suoi fan più illustri era Jimi Hendrix il quale, attratto dall’esperimento teatrale della compagnia americana, decise di raggiungere anche lui la città, inaugurando un prospero periodo per Essaouira che diventò una delle mete artistiche principali negli anni della contestazione. La presenza di artisti come i Rolling Stones, i Led Zeppelin, Orson Welles, Mick Jagger, Pasolini, Cat Stevens, e gruppi marocchini immortali come Nass el Ghiwane, fecero di Essaouira, oltre che una delle città hippy per eccellenza, un luogo di condivisione e di scambio, musicale ma non solo.

Lo spirito del festivalè uno spirito pluridimensionale, che eredita la storia di un Marocco ricco della convivenza di popoli e religioni. È lo spirito gnawa, semplice, spirituale e fraterno”.

A improvvisare con gli gnawa, su uno dei palchi delle numerose scene sparse per la città, si ritrovano ogni anno artisti di tutto il mondo, interpreti dei più disparati generi musicali. Esperienze che ricordano i tempi in cui Jimi Hendrix e Nass el Ghiwane si facevano trasportare dal ritmo dei crotales.

Tra concerti, proiezioni, incontri con gli artisti e mostre, organizzati per tutta la città, la giornata diventa infinitamente lunga, ci si ritrova a vivere la notte come il giorno, a dormire poche ore, alimentati dall’energia del vento e della musica. Un festival coraggioso che, con risorse finanziarie limitate, è riuscito a diventare un appuntamento irrinunciabile per centinaia di migliaia di persone, marocchini, sì, ma anche francesi, spagnoli, italiani, americani, giovanissimi di tutto il mondo, amanti tanto della musica tradizionale quanto della fusion marocchina, e per sessantenni nostalgici che ritrovano, per qualche giorno, un passato che questa splendida città restituisce loro intatto.

La giornata diventa infinitamente lunga, ci si ritrova a vivere la notte come il giorno, a dormire poche ore, alimentati dall’energia del vento e della musica. Un festival coraggioso che, con risorse finanziarie limitate, è riuscito a diventare un appuntamento irrinunciabile per centinaia di migliaia di persone, marocchini, sì, ma anche francesi, spagnoli, italiani, americani, giovanissimi di tutto il mondo, amanti tanto della musica tradizionale quanto della fusion marocchina, e per sessantenni nostalgici che ritrovano, per qualche giorno, un passato che questa splendida città restituisce loro intatto.

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