Un territorio enorme che affaccia in parte sul golfo del Bengala, l’Orissa è una delle zone che più a lungo è stata considerata ricca di misteri. Innumerevoli sono i templi e i colori della natura che qui regna sovrana, abitata dalle sue tribù

Innumerevoli sono i motivi per visitare l’Orissa. La natura è tanto rigogliosa da ricordare le giungle di cui si narrava nei libri di Salgari e Kipling, lussureggianti ed abitate da tigri bianche. I padroni assoluti dei parchi sono animali come elefanti, leopardi, coccodrilli e rettili di ogni tipo, più di 230 specie di uccelli e tanto altro.

In Orissa c’è un mare che non ci si aspetta, caldo e ospitale con 480 chilometri di costa tra località turistiche e spiagge con sabbia così fine e soffice da sembrare seta.

I suoi magnifici templi sono un inno alle religioni induiste e fanno di questa regione la più sacra di tutto il Paese. Il tempio del Sole di Konarak è forse il più famoso. Costruito nel XIII secolo da Narasimha utilizza il motivo del carro e della ruota, trasformando il tempio nel carro del dio Sole, Surya, montato su 24 ruote e trascinato da 7 cavalli. Decorato in maniera splendida, pieno di scene di vita terrena e divina, rappresenta un capolavoro architettonico, annoverato dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità.

L’Orissa, però, vanta anche un patrimonio etnico e tribale la cui arte, soprattutto all’interno della regione, è molto particolare, vantando artigianato ed arte pittorica millenaria. La pittura si divide in tre categorie: il Pata, la pittura su tela, il Talpatachitra, l’incisione della foglia di palma ed il Bhitichitra, il murales.

I colori utilizzati in ognuna delle tecniche sono l’ocra, l’indaco, il verde, il rosso ed i classici bianco e nero, tutti derivati dalla natura. Ogni profilo è nettamente definito e non ci sono né prospettiva né nitidezza nel particolare. Il tema prevalentemente sviluppato riguardal’origine di Vaishnava, la principale manifestazione di Vishnu, tuttavia vengono rappresentate anche scene del Ramayana, il poema epico indù, la vita di Krishna ed altri temi religiosi.

A Raghurajpur, cittadina situata a circa 25 Km da Puri, è stato istituito un vero e proprio Villaggio degli Artisti, dove vengono realizzati murales con scene mitologiche.

Queste rappresentazioni vengono anche dipinte su foglie di palma, su seta e in formati molto più grandi, rispetto alle tipiche immagini richieste dai fedeli in pellegrinaggio. Nello stesso villaggio si producono anche le bellissime carte tonde con figure mitologiche e personaggi, leGanjappa, che anticamente venivano utilizzate per un gioco ormai abbandonato ma al quale la diffusione di queste carte è sopravvissuta.

In Orissa, su un territorio coperto da foreste di legname privo di grande valore che però crescono su un terreno ricco di ferro, manganese e carbone, sopravvivono 62 tribù delle 437 presenti in tutta l’India. Si narrano molte leggende a riguardo di queste popolazioni ma ce n’è una che vede protagoniste le donne Bonda.

Rama, eroe mitologico del Ramayana, durante le sue peregrinazioni verso l’esilio attraverso l’India, ebbe modo di incontrare gli adivasi, gli abitanti originari del subcontinente le cui civiltà erano precedenti all’invasione ariana. Un giorno Sita, la sua compagna, mentre si bagnava nuda in un laghetto immerso nella foresta, venne derisa da alcune donne della tribù Bonda per la sua nudità. L’irascibile Sita allora maledì le sventurate e le condannò ad andare, per sempre, nude per il mondo e questo è il motivo per cui le donne Bonda girano con la testa rasata e coperte solamente da un piccolo gonnellino ed infinite collane di perline.

La domenica, in molti dei piccoli villaggi, è giorno di mercato e le donne delle tribù scendono dalle montagne per scambiare i loro prodotti con le merci degli indù. I mercati sono i luoghi dove più si sente il profumo dell’India. Per consuetudine, solo le donne e le bambine possono entrare nella zona destinata al mercato, mentre gli uomini restano nei campi a bere, attendendo con arco e frecce a fianco. Nelle ceste delle donne con le perline, piccoli pomodori, riso di montagna e legumi mentre i mercanti, offrono i prodotti della civiltà come nafta, lampade a olio, perline, sigari e stoffe.

Le tribù dell’Orissa, tutte diverse tra loro per origine, tradizioni e linguaggio, si possono dividere in tre differenti gruppi: cacciatori raccoglitori, agricoltori nomadi e agricoltori stanziali, con un numero ogni anno crescente di villaggi che dipendono oramai del tutto dalle industrie e dalle miniere. Le tradizioni però continuano a sopravvivere e la terra viene coltivata con metodi arcaici, vengono praticati antichi culti animisti e si partecipa alle battute di caccia rispettando i cerimoniali sacri.

Le loro abitazioni sorgono sulle colline e le capanne sono allineate intorno ad una piazza rettangolare, al centro della quale sorge un totem, utilizzato per sacrifici di animali e per scacciare gli spiriti maligni si adornano le guance e la fronte con puntini neri.

Le donne dei Dongria Kondh portano i capelli avvolti intorno ad un cuscinetto di stoffa fissati su di esso con numerose spille. All’interno di questa acconciatura è usanza conservare un piccolo falcetto in metallo da avere a portata di mano per le piccole esigenze quotidiane. Al naso hanno tre piccoli anelli in oro e si cingono le braccia con numerosi bracciali con decori romboidali. Quella dei Dongria Kondh è una delle tribù più isolate e vivono su un territorio di straordinaria bellezza, lungo i pendii di Niyamgiri.

Lo stile di vita e la religione di questa etnia hanno protetto per secoli le foreste della zona. A loro infatti spetta il compito di salvaguardare la montagna sacra Nivam Dongar ed i fiumi che da essa sgorgano perché è credenza che lì viva il loro dio. Per questo motivocombattono strenuamente contro i progetti minerari che prevedono lo sfruttamento del territorio visto solamente come un prezioso deposito di bauxite, la roccia sedimentaria da cui si estrae l’alluminio. Hanno eretto barricate ed organizzato molte manifestazioni perché la montagna sacra è certamente più preziosa per queste tribù che un minerale per il resto del mondo.

Testo di Federica Giuliani

Foto di Antonio D’Onofrio

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