“Ai giovani che mi chiedono “Ma io, che faccio?” rispondo “Guarda! Il mondo è pieno di cose da esplorare. Il mondo che mi sono trovato davanti io in Vietnam, in Cambogia, in Cina non c’è più. Ma c’è un altro mondo lì, aperto per chi lo vuole scoprire. Quello che ho fatto io non è unico. Io non sono un’eccezione. Io questa vita me la sono inventata, e mica cento anni fa, ieri l’altro. Ognuno ce la può fare, ci vuole solo coraggio, determinazione e un senso di sé che non sia solo quello piccino della carriera e dei soldi; che sia il senso che sei parte di questa cosa meravigliosa che è tutta qui attorno a noi. Allora, capito? E’ fattibile, fattibile per tutti. Fare una vita, una vita. Una vera vita, una vita in cui sei tu. Una vita in cui ti riconosci. ” 
Tiziano Terzani.

La fine è il mio inizio, un’ambizione troppo grande

Dopo aver viaggiato tutta la vita, Tiziano Terzani, gravemente ammalato, si ritira con Angela, la moglie, nel suo casolare in Orsigna, tra gli appennini toscani. Qui decide di chiamare il figlio Folco per un’ultima, sincera chiaccherata. Ne nasce un’intervista, e da questa un libro, La fine è il mio inizio(Longanesi, 2004). Folco intervista il padre sugli aspetti, i momenti, le impressioni, i dubbi, le idee e le certezze raccolte nei suoi sessantasette anni. Ha l’occasione di fare al padre le domande che ha sempre voluto fargli, ma che per un motivo o un altro non gli ha mai posto. Il padre ha la possibilità di dipingere il quadro della sua esistenza, dando ordine e sintesi alla sua esperienza di vita.

Un’ultima, intima conversazione sul suo audace percorso di conoscenza che dall’osservazione di fatti per giornalismo lo condurrà alla ricerca intellettuale e spirituale. Il testamento di un uomo che ha dedicato l’intera esistenza al piacere – e alla sfida – della scoperta del mondo, dell’umanità e di se stesso. Gli ultimi respiri di chi con serenità accetta l’idea di morire o meglio di “lasciare il corpo”, come a lui piace dire, citando gli induisti.

Dal libro Jo Baier decide di trarre un film, La fine è il mio inizio, distribuito nella sale italiane da Fandango da venerdì primo aprile 2011. Il regista tedesco ottiene dalla famiglia il permesso di girarlo nella casa dei Terzani in Orsigna e contatta Folco per collaborare con lui alla sceneggiatura. Tra gli attori, Bruno Ganz interpreta Tiziano Terzani ed Elio Germano Folco. Il film si svolge totalmente tra i suggestivi panorami degli appennini toscani, accompagnati dalle dolci note del pianoforte di Ludovico Einaudi. La trama è incentrata sul rapporto di Terzani con la malattia che avanza e con la morte che si avvicina, e offre solo qualche breve e aneddotico accenno biografico sull’intensa vita dello scrittore. La figura della famiglia, Folco compreso, è posta sullo sfondo e l’attenzione è tutta per Terzani.

Eppure, riconoscendo il coraggio e i buoni propositi di un tributo a Terzani volto a presentarlo al grande pubblico, il film non funziona e risulta confuso e superficiale. La platea, davanti alla visione del film, si trova così divisa in due gruppi: da un lato i lettori affezionati di Tiziano Terzani che già hanno un’idea della sua vita, e dall’altro chi non lo conosce e gli si avvicina per la prima volta. I primi usciranno dalla sala insoddisfatti, i secondi confusi e poco invogliati ad approfondire.

Molto probabilmente, un film su Terzani è sbagliato a monte: a livello di format sarebbe stato meglio un documentario o, al limite, un docufilm. Immaginiamo un documentario in bianco e nero con immagini e filmati inediti del Terzani vero e una voce narrante sullo sfondo. Il libro de La fine è il mio inizio non è soltanto Terzani in Orsigna, ma è Terzani che ripercorre la sua intera esistenza, che naviga tra i ricordi e si commuove davanti agli aneddoti e ai fotogrammi che riemergono dalla memoria.

Dietro ogni oggetto, ogni visione, ogni frase si percepisce l’eco di un passato lontano ma vicino, rinvigorito dalle sue stupende e coinvolgenti descrizioni. Ma nel film di Baier, a parte un arazzo indiano che simboleggia la morte nera, di queste cose neanche l’ombra. Tutto punta sul presente, sugli ultimi attimi. Si mette a fuoco la fine del lungo viaggio, ignorando il prima e il durante. Immagini della vita passata del giornalista e scrittore sarebbero state perfettamente in linea con una trasposizione su pellicola del libro e avrebbero sfruttato la capacità espressiva del mezzo cinematografico. Le stesse interviste originali filmate offrono scorci molto più emozionanti e coinvolgenti di quello che fu – ed è tuttora – l’uomo Tiziano Terzani. Le fotografie che corredano il libro edito Longanesi commuovono più dei numerosi, a volte patetici, primi piani di Bruno Ganz.

La fine è il mio inizio, Jo Baier. Titolo originale: Das Ende ist mein Anfang. Con la collaborazione di Folco Terzani. Fandango, 2011. Produzione: tedesca, con la collaborazione di Rai Cinema.

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