Eclettismo, curiosità e multitasking sembrano risiedere già nel suo dna. Laureata e specializzata in Antropologia visiva, poi in Marketing web 2.0, Marina Misiti è giornalista professionista, fotografa e creativity coach con il pallino (che ci accomuna e ci ha fatti incontrare anni fa) per la PNL e lo storytelling. Oggi però è nota soprattutto comevisual artist per i suoi Carnet de voyages, ed esponente di spicco del movimento mondiale di iphoneografia: è l’unica italiana, in effetti, ad aver esposto mobile art a New York, Londra e di recente anche in Brasile, e l’editore Polaris ha scelto per la prima volta di illustrare la nuova guida di New York in uscita a Natale, con le sue immagini da iPhonedella Apple.

Iphoneografia: l’hai inserita anche nei tuoi workshop di comunicazione visiva?

Certo. Nei miei laboratori utilizzo le immagini scattate e processate con iPhone come mezzo di comunicazione visiva innovativa, applicabile ai diversi ambiti personali e professionali, sia per stimolare la creatività che per migliorare le proprie competenze.

In una tua intervista a Radio Uno ti sei definita soprattutto come una “raccoglitrice di storie”?

 E’ così che mi sono sempre sentita, anche quando per anni ho realizzato interviste e fotoreportage per “Sette“, “Grazia“, “Gioia“, dai luoghi di tendenza delle capitali mondiali. In effetti disegnavo mappe, raccoglievo quelle storie che hanno poi ispirato i miei progetti artistici più noti, come leMUP/Mappe Urbane Personali, i libri fotografici della serie Urban Colors Collection, o “Donne con la valigia”, il mio blog sulle nomadi contemporanee, poi diventato anche un libro (Astraea ed., ndr).

Dal blog oggi sei passata all’e-zine con “Iphoneography Style” e “Style Stories”, convo-magazine web di ultima generazione?

Si tratta sempre di raccontarsi per immagini e storie in modo personale ed efficace, utilizzando questi potenti e nuovi strumenti di storytelling legati alla visione e alla condivisioneon line dei miei diari di viaggio.


Continui a sentirti una “donna con la valigia”, quindi?

 La mia città di nascita è Roma, che adoro, ma sono molte le mie città d’adozione: ho una lunga lista di indirizzi “giusti”, da Londra a Marrakech, da Tokyo a Buenos Aires cerco sempre i “miei” luoghi, le mie “mappe urbane personali”, appunto, visive e non, che aggiorno costantemente. E chissà, magari presto in valigia al posto delle mie mappe porterò le app…”

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